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 Pubblicata il 12/05/2014

La legge n. 76 del 20 maggio 2016, meglio conosciuta come Legge Cirinnà, regolamenta, nella sua seconda parte, la convivenza di fatto affiancando tale istituto al matrimonio e alle unioni civili. La stessa introduce il cosiddetto contratto di convivenza allo scopo di disciplinare i rapporti interni della coppia convivente che sia registrata, ovvero di coloro che abbiano registrato il loro stato di stabile convivenza (etero o omosessuale) nei registri anagrafici. 

A prima lettura emerge in tutta evidenza l’intento di parificare, per quanto possibile, il regime giuridico tra conviventi e quello tra coniugi, adattando il diritto all’evoluzione sociale che vede ormai in costante crescita il numero delle coppie conviventi.


CONTENUTO. Il contratto di convivenza, essendo stato introdotto al principale fine di permettere una regolamentazione dei rapporti interni alla coppia e del regime patrimoniale della stessa in maniera del tutto simile a quella data in costanza di matrimonio, può contenere disposizioni di vario genere:  - le modalità di contribuzione di ciascun componente la coppia per il soddisfacimento delle necessità della vita in comune - il regime patrimoniale della comunione dei beni (per le coppie etero. In caso di unioni civili, invero, il regime ordinario della coppia è quello della comunione legale dei beni pertanto il contratto, in tal caso, potrebbe contenere l’opzione perla separazione dei beni).  - la designazione del compagno quale proprio rappresentante in caso di malattia che comporti incapacità di intendere e di volere ovvero in caso di morte.  - l’indicazione del convivente quale futuro tutore, curatore o amministratore di sostegno nei casi in cui ne ricorra la necessità. L’elencazione non è esaustiva ma meramente esemplificativa.

FORMA. Il contratto sopra citato, così come le sue modifiche e la sua risoluzione, deve essere redatto, a pena di nullità, in forma scritta, con un atto pubblico o una scrittura privata autenticata da notaio o avvocato che ne attestino la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico e, al fine dell’opposizione a terzi (perché, per esempio, i terzi sappiano che, avendo la coppia optato per il regime della comunione dei beni, gli acquisti effettuati durante la convivenza debbano considerarsi comuni), deve essere trasmesso dal pubblico ufficiale avanti al quale viene sottoscritto (notaio o avvocato), in copia e nel termine di 10 giorni, al comune di residenza della coppia convivente per l’iscrizione all’anagrafe.

Va da sé che le disposizioni contenute nel contratto di convivenza sono quelle tipicamente derivanti dai diritti e dagli obblighi gravanti sui coniugi in costanza di matrimonio al precipuo scopo di permettere ai conviventi di instaurare un regime simile a quello matrimoniale; diretta conseguenza di ciò è il fatto che il sussistere di un vincolo matrimoniale determini la nullità del contratto di convivenza così come anche il venir meno della convivenza o l’assenza della stessa al momento della stipula. Trattandosi, poi, di un contratto, la nullità si verifica anche per quelle ipotesi generali di nullità contrattuale, ovvero la minore età di uno dei contraenti piuttosto che la stipula da parte di persona interdetta giudizialmente. Come ogni altro contratto, inoltre, anche quello di convivenza si risolve per accordo tra le parti, per recesso unilaterale, per sopravvenuto matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra uno di essi ed un’altra persona e, infine, per morte di uno dei due.
 

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