Il 31 gennaio 2018 è entrata in vigore in Italia la legge n. 219 del 14 dicembre 2017 intitolata “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari” o, più semplicemente, legge sul Testamento Biologico.

Con essa viene sancito il diritto espresso in Costituzione e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona e, per diretta conseguenza, il divieto di trattamenti sanitari somministrati senza il consenso libero e informato della persona interessata, a meno che essi non siano espressamente previsti dalla legge.

È immediatamente chiaro che l’aspetto centrale di tale legge sia quindi quello di garantire il consenso informato del paziente che, nella pratica, si esplica in un obbligo da parte del medico di rendere note al paziente sin dall’inizio della terapia tutte le cure prospettate ed eventuali e di concordare con lo stesso le modalità di somministrazione.

L’intento della normativa è quello di porre in primo piano l’autodeterminazione del singolo e di dare valore alla sua volontà di sottoporsi ovvero sottrarsi alle cure o comunque di definire con il medico quali queste debbano essere.
Essenziale è pertanto l’informativa, chiara e trasparente, che il medico deve al paziente prima di intervenire con qualsivoglia tipo di terapia, informativa che diventa parte integrante e necessaria di ogni processo di cura posto in essere.

Ulteriore grande innovazione che segue all’introduzione del consenso informato è l’inserimento con questa nuova legge nell’ordinamento delle cosiddette DAT, dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari.
Le DAT non sono nient’altro che i tanto auspicati e controversi testamenti biologici che oggi – con la L. 219/17 – ognuno di noi ha la possibilità di redigere fornendo in essi indicazioni circa la volontà, ove possibile, di sottrarsi alle terapie mediche, nel caso eventuale e futuro in cui si versi in condizioni di salute tali da non essere in grado di prendere delle decisioni per incapacità.
La nuova legge permette di redigere le DAT in forme diverse: di proprio pugno, con l’utilizzo di modelli preimpostati e persino tramite videoregistrazioni e/o dispositivi tecnologici che consentano la redazione anche a persone con disabilità.
Con le medesime modalità, inoltre, è possibile rinnovare, modificare e revocare le DAT le quali, una volta redatte, esenti da ogni obbligo di imposta, vengono depositate presso i registri appositamente istituiti e conservati nel Comune di residenza, nell’eventualità che arrivi il giorno del loro utilizzo.
Le DAT esprimono, dunque, la volontà del paziente circa i trattamenti sanitari a cui potrebbe essere sottoposto, riferite ad un momento della vita in cui il soggetto non avrà più la capacità di intendere e di volere.
Proprio per questo, la legge permette a chi decide di redigere la propria DAT di indicare una persona, il fiduciario, che – all’eventuale verificarsi di un fatto della vita che necessiti l’apertura e l’utilizzo della DAT stessa – faccia le sue veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. È ovvio che l’incarico debba essere accettato mediante sottoscrizione della DAT e che in ogni momento sia concessa al fiduciario la rinuncia e al disponente la revoca ovvero la sostituzione della persona di fiducia scelta.
Il compito che si affida a tale soggetto fiduciario è sicuramente quello più delicato regolamentato dalla nuova legge poiché egli è colui a cui spetta di attuare il contenuto della DAT, sostituendosi al paziente.

La legge sul biotestamento ha rappresentato un grande approdo tanto nel ramo giuridico quanto in quello medico.
Essa, seppur con qualche approssimazione, ha dato vita ad una disciplina incentrata sull’affermazione dei diritti fondamentali della persona e sull’autodeterminazione del singolo – pur sempre con il limite del rispetto del diritto alla salute di cui all’art. 32 della Carta costituzionale – segnando per la prima volta l’importanza della collaborazione medico – paziente, intesa come aspetto stesso del trattamento sanitario.