Nei contratti ad esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti dall’art. 1458.

La risoluzione del contratto non può essere domandata se l’eccessiva onerosità rientra nell’alea normale del contratto.

La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarLa offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto.”

E’ quanto statuisce l’art. 1467 del c.c. riconducendo a fatti imprevedibili e straordinari l’impossibilità della obbligazione contratta ovvero l’eccessivo squilibrio tra l’obbligazione contratta dall’uno rispetto a quella dell’altro: in casi siffatti il legislatore attribuisce la possibilità di sciogliersi ovvero liberarsi da quel vincolo contrattuale.

Le disposizioni di tale articolo devono essere altresì mutuate dall’art. 1218 del c.c. che “libera” il debitore, ovvero colui che deve adempiere, dalla responsabilità dell’inadempimento laddove esso dipende da fatto a lui non imputabile.

Pensando a quanto sta accadendo in questi giorni, all’epidemia di corona virus che dilaga nel nostro Paese e alla conseguente paralisi produttiva, balza immediatamente all’occhio come la questione di cui agli articoli più sopra citati sia estremamente calzante.

Si pensi, ad esempio, alle locazioni commerciali, ovvero a quei negozianti locatari che, benché  costretti, proprio per l’emergenza epidemiologica in atto, ad abbassare le serrande, rimangono comunque onerati del canone mensile.

E ancora, è facile immaginare quanto grande sia il numero delle vacanze e dei i viaggi prenotati che hanno dovuto essere necessariamente cancellati ed in ordine ai quali erano già state versate delle quote, gli eventi già prenotati che avevano implicato il versamento di caparre.

E pur tuttavia occorre considerare altresì che l’impossibilità sia solo temporanea e che, successivamente, permanga l’interesse a conseguire l’oggetto del contratto a suo tempo stipulato (art. 1256 c.c.). Così, per tornare all’esempio del negoziante, è intuibile che lo stesso voglia poter usufruire di nuovo del negozio per proseguire la propria attività.

La casistica può essere davvero considerevole tanto da sconsigliare qualsivoglia generalizzazione, sia pur nelle indicazioni degli articoli più sopra citati.

Sarebbe opportuno inviare immediatamente una lettera raccomandata A/R cercando, laddove possibile, di mediare una soluzione bonaria che tenga conto dei reciproci interessi delle parti.