Il testamento biologico, biotestamento o DAT (dichiarazione anticipata di trattamento) è l’atto con cui ciascuno ha la possibilità di esprimere la propria volontà o il proprio rifiuto di sottoporsi a trattamenti sanitari quando, a causa di incapacità dovuta al subentrare di determinate condizioni di salute, si trovi nell’impossibilità di comunicarlo.
L’Italia è approdata con la la L.291/17, in vigore dal 31 gennaio 2018, al riconoscimento delle c.d. DAT.
Oggi, pertanto, tutti i cittadini maggiorenni capaci di intendere e di volere possono procedere alla redazione del proprio biotestamento.

La procedura e le modalità di redazione della DAT sono flessibili e semplici: l’accesso a tale strumento è consentito agevolmente a tutti, così come è garantita la possibilità di modificare o revocare le proprie dichiarazioni in ogni momento, anche in via orale.

Occorre tenere  presente in ogni caso che al fine di rendere il biotestamento un documento attendibile è necessario conferire allo stesso valore legale.
Ove, infatti, le dichiarazioni vengano redatte senza le forme e le modalità richieste dalla L. 219/17 il testamento in esse contenuto dovrà ritenersi inefficace e dunque improduttivo di effetti, così vanificando la volontà del suo redattore.

Allora è opportuno chiedersi cosa debba contenere il testamento biologico e quali debbano essere le forme di espressione di tali contenuti

IL CONTENUTO

Le DAT possono essere espresse e redatte in tre diverse modalità:

  1.  scritte a mano,
  2. scritte a computer
  3. videoregistrate.

Le ragioni di tale ampiezza di vedute nelle forme di redazione sono semplici: il legislatore ha voluto così garantire a chiunque la possibilità di redigere biotestamento, che si tratti di persone giovani, anziane ovvero diversamente abili.

Non è un caso che simili dichiarazioni di volontà relative ai trattamenti sanitari prendano il nome di testamenti biologici.

Infatti, come per l’atto di testamento regolato dal Codice Civile, esse, per essere valide ed efficaci, devono permettere di rilevare tutte le informazioni necessarie ad individuare il testatore e a precisare fuor di dubbio i trattamenti ai quali egli si ritiene disposto, nell’eventualità, a sottoporsi, così come quelli verso i quali invece manifesta il suo rifiuto.
Pertanto, oltre ai dati anagrafici (nome, cognome, anno e luogo di nascita, residenza e domicilio) che ogni atto legale impone, il testatore deve anche indicare la propria volontà sul consenso informato.

Per consenso informato si intende l’obbligo imposto al medico di rendere noto al paziente la terapia che intende seguire nella cura della malattia da cui risulta affetto.
Nelle DAT, quindi, il redattore deve prima di tutto esprimere il proprio assenso o dissenso a volere essere informato da parte dei medici del percorso terapeutico messo in atto dai medici laddove fosse consenziente

É bene tenere presente che il consenso del paziente trova in ogni caso limite nell’art. 32 della Costituzione: il diritto alla salute e la sua tutela permettono di esprimere consenso ovvero dissenso relativamente solo ad una parte delle terapie mediche, mentre tutte le altre vengono ritenute obbligatorie a prescindere. In relazione a queste, il paziente nulla può, nemmeno servendosi delle DAT: deve sottoporsi alle stesse indipendentemente dalla sua volontà.

Un testamento biologico è quindi da ritenersi valido ed efficace ove contenga espressione della posizione del redattore sul tema del consenso informato prima di tutto e ove elenchi poi i trattamenti medici sui quali si intende fare valere la propria volontà.

Si è detto che intenzione della L. 219/17 è stata prima di tutto quella di rendere accessibili le DAT a chiunque.
È per questa ragione che le DAT riportano indicazioni dei trattamenti sanitari sui quali il testatore esprime la propria volontà in forma generica: è sufficiente descrivere tali trattamenti sulla base della conoscenza media delle cure mediche affinché la DAT possa ritenersi valida.
È allora chiaro che l’interpretazione delle stesse nel rispetto della volontà del paziente debba essere resa dal medico, la cui conoscenza della materia è indubbiamente superiore alla media di coloro che stendono i biotestamenti.
Così, ad esempio, la DAT potrà contenere sia un generico riferimento al rifiuto alla rianimazione, sia indicazioni più dettagliate sul tema che facciano riferimento allo specifico rifiuto di una forma di rianimazione o della rianimazione stessa in dati casi, quali l’arresto cardiaco, e non in altri.

Al testamento biologico possono essere allegati altresì anche una serie di documenti non necessari a renderlo valido ed efficace ma soltanto indicativi di ulteriori volontà del testatore.
Ad esempio, tra questi si indica la dichiarazione del medico curante di aver informato il redattore sulle possibili conseguenze della malattia e dei trattamenti necessari ovvero le dichiarazioni post mortem relative al luogo dove si preferirebbe cessare la propria esistenza, se nella propria abitazione ovvero in ospedale, e sulle modalità del proprio rito funebre.

IL FIDUCIARIO

All’interno del proprio biotestamento vi è anche la possibilità di nominare un soggetto – il fiduciario – cui affidare il compito di fare valere il contenuto della DAT nel momento in cui si dovrà eventualmente farne utilizzo.
Al fiduciario, infatti, che viene scelto dal testatore e al quale, in ragione dell’importanza del suo ruolo, la DAT viene fatta sottoscrivere, è affidato l’arduo compito di rappresentare il paziente avanti al medico nel momento in cui egli non sarà più capace di intendere e volere e di far dare attuazione alle dichiarazioni contenute nel biotestamento.
Egli si sostituirà al redattore della DAT, consultandosi a riguardo con il medico con il quale assumerà le relative decisioni di trattamento, terapia e cura.

AUTENTICAZIONE

Qualunque sia la modalità di redazione scelta e la forma utilizzata, è necessario procedere alla sua autenticazione.
A riguardo il legislatore nella L. 219/17 ha messo a disposizione una vasta scelta di opzioni al testatore.
Egli può, come accade per il canonico testamento, rivolgersi ad un notaio per l’autenticazione della scrittura privata
Ovvero, forse più agevolmente, il testatore potrà anche depositare le dichiarazioni presso i registri testamenti biologici istituiti presso gli uffici del Comune, ove esso si sia attivato – come auspicato dal legislatore – nel predisporre lo sportello appositamente dedicato al deposito delle DAT.
Da ultimo, il testatore, sempre per il tramite del Comune di residenza, potrà lì recarsi accompagnato da un testimone e, ove l’abbia nominato, dal fiduciario, in modo che l’ufficiale proceda all’autenticazione di una copia del testamento biologico originale.

In seguito al deposito del testamento biologico, qualunque sia la procedura scelta dal suo redattore, il documento viene iscritto nella banca dati predisposta dal Ministero della Salute, una sorta di archivio dove vengono raccolte e conservate le copie autenticate di tutte le dichiarazioni di volontà, unitamente a tutte le vicende che le potranno riguardare: eventuali modifiche, aggiornamenti revoche o rinunce dell’incarico da parte del fiduciario nominato.

I dati raccolti vengono conservati per la durata di 10 anni in seguito al decesso del testatore, così da consentirne l’utilizzazione da parte del fiduciario, del medico o del magistrato – unici soggetti a cui è consentito l’accesso – ove ciò si rendesse necessario.